sabato, aprile 21, 2007

Duminica jurnata di sciroccu
Fora nan si pò stari
Pi ffari un pocu ‘i friscu
Mettu ‘a finestra a vanedduzza
E mi vaju a ripusari
Ah! Ah! ‘A stissa aria ca so putenza strogghi ‘u mo pinzeri
Ah! Ah! ‘U cori vola s’all’umbra pigghi forma e ti prisenti
nan pozzu ripusari.
‘U suli ora trasi dintr’o mari
e fannu l’amuri
‘un c’è cosa cchiù granni
tu si la vera surgenti
chi sazia i sentimenti
Ah! Ah! ‘A stissa aria ca so calura crisci e mi turmenta
Ah! Ah! ‘U cori vola sintennu sbrizzi d’acqua di funtana
‘ndo mo’ jardineddu mi piaci stari sula.
Ah! Ah! ‘A stissa aria ca so calura crisci e mi tormenta
Ah! Ah! ‘U cori vola sintennu sbrizzi d’acqua di funtana
‘ndo mo jardineddu mi piaci stari sulu
mi piaci stari sula

Giuni Russo (1951-2004) - Strade Parallele (Aria Siciliana)

giovedì, aprile 05, 2007

Le apparenze.

Oggi ho sentito che un ragazzino di sedici anni si è ammazzato perchè umiliato dalle offese dei suoi compagni. Tanta gente parlerà.
In questo momento mi viene in mente un libro; si chiama "Cinque storie ferraresi" di Giorgio Bassani. L'ho letto alla fine del liceo, poco prima della maturità. C'è un racconto particolare, forse Una lapide in via Mazzini, che racconta la storia di un ebreo, ex deportato, che torna a casa, nella sua Ferrara. Torna a casa ed è emarginato, abbandonato.
Quell'uomo è emarginato per il semplice fatto di essere uno spauracchio, il simbolo vivente di ciò che non vorremmo mai essere. Un sopravvissuto, un umiliato, un morto vivente.
Quando ero al liceo c'era un ragazzo più piccolo di me di un anno. Veniva da fuori.
Era bruttino, terribilmente goffo, sfigato. E faceva Fantozzi di cognome.
Lo prendevamo per il culo, sempre, me compreso. Pigliava scuzzette, i classici schiaffi dietro la nuca e non si ribellava mai. Una volta, correndo dietro il pulmann con la cartellina da disegno perse tutte le squadrette e i fogli per strada, e noi dal pulmann a gridargli: coglione!
Lasciò la scuola perchè non ne poteva più.
Dopo qualche anno ho ripensato a quel periodo, dopo aver letto quel libro.
Gli sfigati eravamo noi, noi eravamo i Fantozzi. Io avevo paura di essere come lui, di non apparire bello, brillante, sicuro di me. Prenderlo in giro era scaricare questa paura nella battuta, riderci su con gli amici, apparire gagliardo di fronte alle ragazze.
Fantozzi era un ragazzo normale: era bruttino, ma è normale. Era goffo, ma è normale. Era un pò sfigato, ma è normale.
Fantozzi ha preso scuzzette per un anno senza alzare mai la voce, senza mai alzare un dito; non ce l'ha più fatta e ha lasciato la scuola anche per colpa mia. Oggi un ragazzo ha lasciato questo mondo.
Le apparenze.

mercoledì, aprile 04, 2007

La bontà del pane e salame.

Ieri sera mio padre mi ha chiesto un favore: non stava bene e mi ha chiesto di portare il foglio del medico in Fiat. Mi ha detto: consegnalo al guardiano nel gabbiotto, corso Settembrini, porta 15.
La porta 15 è la porta delle presse.
Sono arrivato alla fine del secondo turno, le 10 di sera. Pioveva.
Mirafiori è un luogo abbandonato dai colori, e quando a Mirafiori piove lo senti dentro.
Gli operai del secondo turno stavano uscendo: facce e mani vestite dalla fatica, schiene curve.
Papà erano sei anni che non prendeva un giorno di mutua; papà sono trentasette anni che lavora là dentro. Tuttora non capisco come sia possibile non sentirlo mai lamentarsi per la fatica, cosa che io faccio sempre, ogni giorno, tornato dalle mie otto ore di scrivania.
Ma c'è una cosa che mi ha scaldato dentro ieri sera: gli operai uscendo scherzavano, ridevano e chiacchieravano, manco fossero usciti da teatro, si accompagnavano alle macchine col sorriso sulle labbra; e avevano appena finito il secondo turno alle presse.
Per imparare non è per forza necessario avere di fronte un professore.